transgender
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L’intervista affronta il tema dell’esperienza transgender attraverso la testimonianza di Carola, una donna trans Sorda, che racconta il proprio percorso di affermazione di genere, le difficoltà incontrate e i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Carola spiega di aver percepito la propria identità femminile fin dall’infanzia. Fin da piccola metteva in atto comportamenti che sentiva naturali, come fare la pipì da seduta o coprirsi il corpo al mare, vivendo un profondo disagio nei confronti del proprio corpo. Crescendo, soprattutto intorno ai dieci anni, questa sofferenza è aumentata: si sentiva completamente disconnessa dalla propria zona genitale e ciò influenzava anche il rapporto con le emozioni, la sessualità e l’identità personale. Quando era giovane, la normativa consentiva di iniziare il percorso di transizione solo al raggiungimento della maggiore età. Dopo i 18 anni ha quindi intrapreso un lungo iter psicologico e psichiatrico, durato circa quattro anni, prima di poter iniziare la terapia ormonale. Racconta questo periodo come estremamente pesante, sia per la lunghezza del percorso sia per il disagio vissuto nei contesti sociali, dove continuava a essere chiamata con il nome assegnato alla nascita. Sottolinea con soddisfazione che oggi il percorso può iniziare anche prima della maggiore età, con il consenso dei genitori, rendendo il processo più accessibile per le nuove generazioni. Carola ricorda inoltre che, durante la sua adolescenza, le informazioni sull’identità transgender erano molto scarse. Conosceva l’esistenza delle persone omosessuali, ma non quella delle persone trans, e aveva interiorizzato stereotipi secondo cui una persona trans fosse destinata esclusivamente alla prostituzione. Il supporto psicologico le ha permesso di comprendere meglio la propria identità e di distinguere i pregiudizi dalla realtà, acquisendo maggiore sicurezza anche nella vita sociale. Parlando della famiglia, si considera molto fortunata: i genitori l’hanno sempre sostenuta sia emotivamente sia economicamente, aiutandola ad affrontare le spese per il percorso psicologico e gli interventi medici. Riconosce però che molte persone trans vivono situazioni opposte, venendo rifiutate o allontanate dalla famiglia. Sul piano delle relazioni sociali, racconta invece di aver perso diversi amici, alcuni perché si vergognavano di essere associati a lei, altri perché non rispettavano la sua identità. Rispetto al passato, Carola osserva importanti progressi: oggi esistono più informazioni, maggiore visibilità nei media e una normativa che rende alcuni trattamenti più accessibili, anche dal punto di vista economico. Tuttavia evidenzia che le persone Sorde continuano a incontrare numerose barriere. L’accessibilità alle informazioni resta limitata e anche nei percorsi sanitari e psicologici la comunicazione può risultare difficile, poiché spesso è necessario ricorrere a un interprete di lingua dei segni, con costi aggiuntivi e ulteriori ostacoli. Infine, Carola descrive una forma di discriminazione ancora molto diffusa nella vita quotidiana: l’essere costantemente identificata come “la trans” invece che con il proprio nome. Racconta che, durante eventi o incontri, molte persone la presentano facendo riferimento esclusivamente alla sua identità transgender, anziché chiamarla semplicemente Carola. Questo continuo ricorso all’etichetta le provoca disagio e coinvolge anche le persone a lei vicine, dimostrando come persistano ancora stereotipi e comportamenti discriminatori.